Via Tito resiste

La Gazzetta di Parma di domenica 15 settembre dà molto spazio – ben maggiore di quello dato qualche giorno fa al concerto degli Inti Illimani, nonostante l’esibizione del grande gruppo cileno sia avvenuta in occasione di una ricorrenza particolare notevole, e sia stata solo a Parma (dopo decenni dall’ultima volta) e in poche altre località d’Italia, e con buona partecipazione – alla notizia che il Comune di Parma non cambierà nome alla via, e al largo, intitolati a Tito, annuncia il fatto in prima pagina e ne dà conto con ampio risalto in cronaca della città (vedi l’articolo in allegato): secondo l’Assessora alla Cultura Ferraris e la Commissione Toponomastica per il cambiamento del nome ogni famiglia lì residente dovrebbe accollarsi la spesa di circa 400 euro, per cui è meglio soprassedere.

 

 
Naturalmente questa motivazione amministrativo-burocratica non ci basta.  In questi anni abbiamo difeso via Tito per motivi di merito, abbiamo ribadito che Tito è il simbolo della Resistenza Jugoslava e  che la Resistenza Jugoslava è stata la più grande guerra popolare contro il nazifascismo in Europa, come  tutti gli storici riconoscono. Abbiamo combattuto il proposito di cancellare il nome di Tito, espresso in primis da neofascisti, leghisti, e destre varie, che si inserisce nel contesto di quel revisionismo storico in atto e sostenuto segnatamente dalla legge istitutiva del “giorno del ricordo delle vittime delle foibe”.  Abbiamo riscritto il nome sul cartello stradale, cancellato o coperto da Casa Pound, abbiamo tenuto lì alcuni presidi, anche con la partecipazione di partigiani come il presidente dell’ANPI di Treviso Umberto Lorenzoni.

 

 
Ora è anche il momento di recuperare la delibera comunale istitutiva di via Tito del novembre 1984, quando era sindaco di Parma il socialista (e socialista moderato) Lauro Grossi. E incontrare i cittadini lì residenti (numerosi). Riaffermare con forza il grande valore antifascista e antinazista della Resistenza Jugoslava di cui Tito è simbolo. Ricostruire la vicenda storica del conflitto al confine nord orientale, considerare le responsabilità del fascismo a cominciare dall’azione delle squadracce fasciste contro sloveni e croati, considerare cause ed effetti, rifuggire da ogni nazionalismo o pulsione revanscista, guardare al rapporto con i Paesi confinanti dell’ex Jugoslavia in termini di pace e di amicizia fra i popoli. E, contemporaneamente, opporsi ancora all’introduzione di “via martiri delle foibe”, quanto meno all’uso della parola “martiri” che non si trova scritta nemmeno nella legge statale del 2004 istitutiva del 10 febbraio quale “giorno del ricordo delle vittime delle foibe”, legge voluta in primis dagli ex neofascisti del M.S.I. Ed è bene anche riprendere la lettera/richiesta, a questo proposito, scritta a nome dell’ANPI di Parma alla Prefettura di Parma da Mirka Polizzi a dicembre 2010, poco prima di morire.

 

 
Alla Gazzetta che conclude il suo articolo (non firmato) con le parole: “Insomma, per ora Tito resiste. Salvo immediate sollevazioni popolari” diciamo di stare ben tranquilla, non ci saranno sollevazioni popolari nel senso da lei auspicato, nè immediate, nè in seguito. Il giornale degli industriali può avere la forza, non ha la ragione.
 

 

Il Comitato Antifascista e per la Memoria Storica

 

 
L'articolo della Gazzetta di Parma.

L’articolo della Gazzetta di Parma.

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