Proiezione di Catastroika

Catastroika_posterFILM ALLA CASA DEL POPOLO
Martedì 14 Ottobre, ore 21
Via Solari 15/ A – Parma

Proiezione di “CATASTROIKA”
film-doc autoprodotto, di K. Kitidi – A. Hatzistefanou, già autori del documentario greco Debtocracy.

Con il termine Catastroika si indica il più grande esperimento di privatizzazione nella storia, il saccheggio della Russia negli anni ’90.
Oggi che le politiche di austerità neoliberista imperversano, tanto la Grecia così come l’Italia sono e saranno oggetto di quelle stesse politiche predatorie.
A meno che non ci si renda conto della gravità delle politiche in atto e non ci si organizzi, in Italia come in Europa, per fermarle.

Al termine del film ampio spazio al dibattito.
Vi aspettiamo in tanti!

Catastroika e noi.

Ormai più di tre anni fa il governo italiano ricevette una lettera, inviata dalla Bce. Quella lettera recitava così:

a) E’ necessaria una complessiva, radicale e credibile strategia di riforme, inclusa la piena liberalizzazione dei servizi pubblici locali e dei servizi professionali. Questo dovrebbe applicarsi in particolare alla fornitura di servizi locali attraverso privatizzazioni su larga scala.
b) C’é anche l’esigenza di riformare ulteriormente il sistema di contrattazione salariale collettiva, permettendo accordi al livello d’impresa in modo da ritagliare i salari e le condizioni di lavoro alle esigenze specifiche delle aziende e rendendo questi accordi più rilevanti rispetto ad altri livelli di negoziazione.
c) Dovrebbe essere adottata una accurata revisione delle norme che regolano l’assunzione e il licenziamento dei dipendenti […] e) …E’ possibile intervenire ulteriormente nel sistema pensionistico, rendendo più rigorosi i criteri di idoneità per le pensioni di anzianità e riportando l’età del ritiro delle donne nel settore privato rapidamente in linea con quella stabilita per il settore pubblico, così ottenendo dei risparmi già nel 2012. Inoltre, il Governo dovrebbe valutare una riduzione significativa dei costi del pubblico impiego, rafforzando le regole per il turnover e, se necessario, riducendo gli stipendi. [Qui il testo completo: http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-09-29/testo-lettera-governo-italiano-091227.shtml?uuid=Aad8ZT8D]

Da allora questi diktat irricevibili sono entrati nelle agende e nell’ordine di priorità dei governi succedutisi, al pari di comandamenti incisi sulla pietra. Al di là delle differenze di stile fra Monti, Letta e Renzi, buone solo per il circo mediatico del talk show tv, la sostanza politica delle misure messe in atto dai governi del rigore neoliberista non è cambiata di una virgola. Buona parte delle misure previste da quella lettera sono già state trasformate in legge, altre potrebbero diventarlo presto, in assenza di un’opposizione sociale, politica, sindacale all’altezza del livello di scontro in atto.

Le politiche neoliberiste in atto rappresentano una forte minaccia alla Costituzione e ai suoi principi più elementari, così come ai diritti fondamentali frutto di storiche stagioni di lotte operaie, norme di civiltà e argini per la difesa della dignità del lavoro e della vita di milioni di uomini e donne, di lavoratrici e di lavoratori.

In questo quadro si inseriscono le recenti misure del governo Renzi, da ultimo il Job Act e il tentativo di fare carta straccia di quel che rimane dell’articolo 18, descritto come un totem e messo in discussione utilizzando le più banali tautologie neoliberiste, su tutte quella che la flessibilità sul lavoro crei occupazione (quando anche decennali evidenze Ocse dimostrano l’assoluta infondatezza di questa assurda tesi). Il Job Act non produrrà (in una situazione già drammatica) altro risultato che un grave peggioramento generale delle condizioni di lavoro attraverso l’estensione del ricatto della precarietà a milioni di lavoratori, ed è proprio questo ciò che interessa, fuor da ogni retorica populista, ai forti sponsor del governo a guida PD.

Su diversi fronti, Renzi recita la parte del “bravo” scolaretto che fa i compiti a casa. La diligente sottomissione del governo ai diktat sovranazionali suscita il plauso di Merkel e Draghi, che si godono lo “spettacolo” di un paese disposto a mettersi un cappio al collo con le proprie stesse mani.

A tutto questo va aggiunto un tassello, un nodo cardine delle politiche di austerità, il cavallo di battaglia di tutti i governi neoliberisti, di centro-destra come di centro-sinistra: le privatizzazioni.
Su questo tema, che può sembrare apparentemente rimasto in sordina fra le priorità del governo Renzi, vogliamo porre l’accento.
Tutto lascia, purtroppo, prevedere che su questo terreno nei prossimi tempi l’attuale governo procederà ad una brusca accelerata (e basta leggere le notizie di quest’estate http://www.grr.rai.it/dl/grr/notizie/ContentItem-b64a8b7b-721f-440d-a51b-221ec7daeb39.html), non solo per quanto riguarda la svendita delle imprese di Stato, le poche rimaste, ma anche in termini di smantellamento del welfare pubblico così come di svendita del patrimonio pubblico (parola di Padoan, ministro dell’Economia:
http://video.ilmessaggero.it/primopiano/padoan_in_via_di_definizione_nuovo_piano_di_privatizzazioni-27404.shtml)

Il disegno dei sostenitori delle politiche di austerità appare chiaro, a livello nazionale come a livello locale: con la scusa di ridurre debiti pubblici (cosa che puntualmente non avviene), si impongono tagli lineari alla spesa sociale, si mettono vincoli di bilancio e di spesa agli Enti locali e per poi pontificare circa la necessità di un intervento “salvifico” dei privati, giustificato dalla presunta inadeguatezza del servizio pubblico danneggiato dai tagli continui o dall’impossibilità di spesa per quegli stessi vincoli finanziari imposti.
Scuola e in particolare la sanità, così come la gestione dei beni comuni, sono servizi pubblici indispensabili ma, per chi ricerca unicamente la massimizzazione dei propri profitti, rappresentano galline dalle uova d’oro, potenziali nuovi mercati a domanda costante, immuni dalla crisi e fonte di facili guadagni.

Le privatizzazioni non sono certo una novità. Già da diversi anni, sul terreno della gestione dei beni comuni, e non solo, anche a livello locale, si sono spalancate le porte all’ingresso dei privati, ad esempio, attraverso la creazione delle società partecipate, è il caso, nella nostra regione di Iren o Hera, che hanno tra i propri soci, con pacchetti azionari determinanti, importanti banche e fondi d’investimento. Funziona così: gli utili sono suddivisi tra gli azionisti privati, le eventuali perdite scaricate sulla collettività.

A livello locale, le regioni su questo tema avranno un ruolo determinante e le imminenti elezioni regionali possono rappresentare un’occasione importante per provare ad arginare a questo processo di svendita ai privati e proporre, viceversa, un nuovo intervento pubblico, a partire dai servizi locali e dalla gestione di beni comuni e servizi essenziali.

Il documentario “Catastroika” (così come l’omonimo libro di Marco Bersani) ha un merito importante: spiegare con assoluta chiarezza il nesso tra austerità e privatizzazioni, ricostruire alcuni dei più catastrofici e tragici processi di privatizzazione, smontare luoghi comuni circa l’efficienza del privato nella gestione dei servizi, mostrare per immagini gli effetti reali, drammatici, di queste politiche, passando da Pinochet, Regan e Thatcher, dalla Russia al Cile alla Bolivia, per arrivare alla Grecia di oggi, violentata dalla “cura” del rigore neoliberista.

Capire i processi in atto è condizione fondamentale per agire una trasformazione, possibile e necessaria, per fermare gli effetti drammatici delle politiche liberiste.

Per questo vi invitiamo alla visione di questo importante documentario e al dibattito aperto che ne seguirà.

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