Il nostro programma elettorale completo – Elezioni Parma 2017

rifo-elezioni-2017Alle elezioni comunali dell’11 giugno, come Partito della Rifondazione Comunista, ci presenteremo con una nostra lista in coalizione con il PCI, in sostegno alla candidatura a sindaco di Ettore Manno.
Così come nelle lotte nel territorio, anche in vista delle imminenti elezioni ci siamo mossi cercando di ottenere la più ampia unità cercando di far convergere le forze sociali e politiche della sinistra cittadina intorno ad un progetto comune di città.

Tale impegno unitario è sfociato nella coalizione con il PCI, costruita intorno ad una convergenza politico-programmatica, non solo in contrapposizione alle destre ma anche in alternativa al centro-sinistra di Scarpa e alla proposta politica di Pizzarotti.

Ci presentiamo alle elezioni comunali convinti della necessità di una precisa scelta di campo: anche a Parma si devono mettere al centro delle scelte amministrative gli interessi dei lavoratori e delle fasce sociali più deboli, dare risposte concrete ai bisogni delle classi popolari colpite da politiche di austerità, garantire i diritti costituzionali al lavoro, alla casa, alla salute e all’assistenza, all’accoglienza e al libero accesso ai beni comuni.

I NOSTRI CANDIDATI AL CONSIGLIO COMUNALE:
Amadei Mario, Azzolini Remo, Bastoni Giovanni, Bocchia Mauro, Catelli Adolfo, Cordani Guglielmo, Cutaia Lodovico, Durante Chiara, Ferrari Alessandro, Ferrari Franco, Gabbi Orietta, Garulli Valter, Munck Karin, Partesotti Simone, Piro Pietro Paolo, Pracella Giuseppe, Proietto Angela, Spocchi Rossana, Stella Elena, Terzoni Renzo, Varatta Antonio, Varesi Paola, Zanza Amalia, Amadei Giuliano.

PROGRAMMA ELETTORALE
Partito della Rifondazione Comunista

Per una città del lavoro, dei diritti, dei beni comuni, per una città inclusiva, solidale, democratica!

METTIAMO AL SICURO I DIRITTI, RIEMPIAMO DI VITA LE STRADE!

 

1. LAVORO

L’amministrazione comunale deve in primo luogo rispettare i diritti del lavoratori nei servizi di sua diretta competenza.
Esternalizzazioni e ricorso al lavoro precario sono i punti critici.
Si giustifica il ricorso a queste forme di lavoro con la necessità di garantire i servizi a fronte degli impedimenti alle nuove assunzioni imposti dalla legislazione nazionale.
In realtà accade che si punta al risparmio sulla pelle di questi lavoratori fino al punto di impiegarli a fianco di dipendenti comunali (o dello stato nel caso degli educatori), con le stesse mansioni, ma con stipendio e carico di lavoro diversi.

Riteniamo necessario che l’Amministrazione Comunale:

1) si impegni a limitare al massimo le esternalizzazioni compatibilmente con l’esigenza di erogare i servizi.
2) si impegni a tutelare i diritti dei lavoratori assunti in forma precaria, garantendo comunque stabilità di impiego e il rispetto dei contratti nazionali di categoria, in attesa di procedere progressivamente all’assunzione nell’organico del Comune;
3) In ogni caso i criteri di assegnazione degli appalti (per opere pubbliche o per qualsiasi genere di mansione) devono tenere in considerazione soprattutto la qualità del servizio e il rispetto dei diritti dei lavoratori. Proponiamo dunque di rovesciare il concetto dell’assegnazione dell’appalto al massimo ribasso.

Inoltre, migliorando la qualificazione degli uffici pubblici addetti agli affidamenti, si potrà conciliare il rispetto delle procedure competitive con la velocità e la tutela della qualità, escludendo procedure di emergenza spesso opache ed arbitrarie.

Per facilitare un migliore incontro tra domanda e offerta di lavoro, ridimensionando il ruolo delle agenzie private, il Comune dovrebbe promuovere più efficienti servizi di informazione, intermediazione, formazione mirata, in collaborazione con Provincia e Regione.

Il Comune si impegnerà per contrastare ogni discriminazione che precluda la possibilità di accedere al mondo del lavoro. In particolare promuoverà con specifiche iniziative l’occupazione dei disabili, anche come valida tutela dal pericolo dell’emarginazione.

In caso di crisi aziendali intendiamo proporre la Sede Comunale come il luogo deputato a mettere insieme istituzioni e parti sociali interessate, allo scopo di individuare soluzioni per proseguire l’attività oppure eventualmente per collaborare a forme di tutela dei lavoratori (ricollocazione, sostegno al reddito, riqualificazione…)

2. STATO SOCIALE

In conseguenza della crisi economica, e delle politiche di austerità neoliberista, accanto alle precedenti situazioni di povertà se ne sono create altre che riguardano le famiglie colpite dalla perdita del lavoro.

Al tempo stesso lo stato sociale continua ad essere sottoposto a pesanti e progressivi tagli perdendo la sua funzione di sostegno, inclusione sociale, redistribuzione della ricchezza, uguaglianza nei diritti essenziali.

La combinazione di questi due fattori provoca effetti drammatici ai quali l’amministrazione comunale deve reagire assumendo come priorità l’investimento nei servizi sociali e nell’assistenza.

- La casa deve essere una priorità assoluta
una priorità, per intenderci rispetto alle grandi opere (come la riqualificazione di Via Mazzini), ai grandi eventi…
Occorre invertire la tendenza che progressivamente ha ridotto il numero delle case popolari: intendiamo per case popolari quegli alloggi in cui la pubblica amministrazione stabilisce affitti proporzionali al reddito.
Negli ultimi anni si è surrogata questa necessità con alloggi ad affitto agevolato che, tuttavia, non rispondevano alle esigenze delle fasce più povere della popolazione; inoltre, numerosi appartamenti di case popolari sono stati messi in vendita.
Per ripristinare un adeguato patrimonio di case popolari, non necessariamente si dovrà procedere a nuove edificazioni.
Si possono anche prendere in considerazione ipotesi di riconversione del patrimonio comunale inutilizzato, rilevazione di edifici privati inutilizzati, convenzioni per l’utilizzo di beni patrimoniali di altre istituzioni (stato, ASL, curia).

- Altri tipi di alloggio devono rispondere alle più gravi situazioni di emergenza in modo che nessuno sia più costretto a dormire fuori.
I posti nel dormitorio pubblico sono insufficienti; quindi è necessario potenziare questo servizio.

- Il sostegno al reddito deve avvenire soprattutto garantendo servizi: oltre alla casa, alimenti, trasporti, rette scolastiche, iniziative culturali, prevedendo agevolazioni e fasce di gratuità.
E’ necessario adeguare le forme di monitoraggio del disagio; quelle di cui attualmente dispone l’amministrazione comunale sono del tutto inadeguate.

- Incentivare forme di mutualismo e di autorganizzazione,
ad esempio, i gruppi d’acquisto e altre forme in cui i cittadini si organizzano tra loro per far fronte insieme a determinate esigenze.

- Sostenere (senza delegare) le associazioni che, in forma di volontariato, hanno costruito in questi anni un patrimonio di esperienze da valorizzare nel campo dell’assistenza.
Sono opportune forme di collaborazione tra queste associazioni e l’amministrazione comunale.

- Realizzare in città una Mensa Popolare gestita dal Comune.
Garantirebbe una risposta alla sempre più diffusa esigenza di pasti sani e a basso costo per chi deve pranzare fuori casa per motivi di lavoro e al tempo stesso vi accederebbero gratuitamente le persone disagiate economicamente.

- L’assistenza agli anziani deve procedere verso la forma domiciliare, rendendo sempre più circoscritto il ricorso alle case di riposo. Sono da estendere le esperienze degli appartamenti protetti.
Occorre altresì governare forme di intervento che, emerse in modo spontaneo, assumono aspetti preoccupanti: chi ha responsabilità di amministrare non può chiudere gli occhi di fronte al lavoro di cura in nero (o non adeguatamente tutelato) di badanti che coprono le vistose carenze del nostro sistema assistenziale.

- Per quanto riguarda l’assistenza ai disabili segnaliamo un’interessante proposta emersa dall’Assemblea degli Educatori
Occorre “raccordare maggiormente l’operato dell’Educatore scolastico al Progetto di Vita dello studente per immaginare insieme un intervento globale (che possa proseguire anche dopo la scuola)…”
Questo accenno lascia intendere la complessità egli interventi che sarebbero necessari per non lasciare sole le famiglie che si trovano ad affrontare casi di disabilità.

- La qualità del servizio (in tutti gli ambiti dell’assistenza) non deve essere sacrificata alle esigenze del risparmio.
Il lavoro pubblico deve essere considerato come una risorsa e non solo come un costo o peggio come una zavorra.

3. SOLIDARIETÀ E ACCOGLIENZA

L’immigrazione ha assunto caratteristiche strutturali su tutto il territorio dello stato italiano; per cui le iniziative di emergenza devono cedere il passo a interventi più stabili.
Le proposte ora definite per lo stato sociale e l’assistenza devono dunque essere intese come risposta anche alle problematiche dei migranti che devono accedere ai servizi senza alcuna forma di discriminazione.

In specifico occorre inoltre:

- rispettare integralmente i diritti sanciti per i rifugiati;
– valorizzare e incentivare l’esperienza “rifugiati in famiglia”: alcune famiglie hanno offerto accoglienza nella propria casa;
– realizzare mini alloggi in strutture riservate a migranti che non hanno con sé la famiglia, lavoratori fuori sede e studenti;
– fornire la conoscenza dei diritti e doveri previsti dalle nostre leggi, nonché garantire assistenza alle vittime di situazioni di discriminazione e di sfruttamento;
– promuovere iniziative di incontro, scambio e dialogo multiculturale, potenziando il servizio di mediazione culturale;
– valorizzare e sostenere l’attività delle associazioni di volontariato che hanno maturato esperienze per creare opportunità di incontro e di socializzazione, per una buona convivenza, per prendersi cura di chi si trovava in difficoltà.

4. SCUOLA

Occorre rimuovere ogni impedimento di carattere economico che provochi discriminazioni nell’usufruire dei servizi educativi.
Pertanto le rette degli asili nido e delle scuole materne e le tariffe della mensa, dello spazio ludoteca e del trasporto dei bambini devono essere ridefinite in modo da non costringere nessuna famiglia a pesanti sacrifici: occorre modulare adeguatamene le fasce di reddito e definire una fascia di gratuità che non riguardi solo i casi eccezionali, come avviene ora.
Anche l’edilizia scolastica è importante al fine di garantire il rispetto del diritto allo studio.
In particolare è necessario intervenire nella zona di Baganzola dove gli edifici di scuola primaria (di primo e secondo grado) non sono sufficienti ad ospitare tutti gli alunni residenti.

Deve essere garantita la continuità del servizio di integrazione scolastica che assicura la presenza di educatori per affiancare gli alunni diversamente abili.
La delicata funzione dei servizi educativi non è compatibile con la logica del profitto.
Pertanto dobbiamo tendere a ricondurre alla diretta gestione comunale tutto ciò che è stato esternalizzato, garantendo comunque il diritto del personale occupato a mantenere il posto di lavoro.

Nessun finanziamento del Comune deve essere destinato alle scuole private.

L’amministrazione comunale deve occuparsi in modo più sistematico dei servizi per la socializzazione e la formazione culturale dell’infanzia nel tempo post-scuola.
– Servono biblioteche per ragazzi e ludoteche (intese non come luogo di “parcheggio” ma come piacevole opportunità per giocare e incontrare amici).
– Deve essere favorita la pratica sportiva.
– Occorre sostenere e coordinare tutte le associazioni (ad esempio i gruppi di volontari che aiutano a fare i compiti) che in varie forme offrono ai bambini e ai ragazzi occasioni di aggregazione sociale senza preclusioni, senza secondi fini, senza utili economici.

5. ACQUA PUBBLICA e STOP ALLE PRIVATIZZAZIONI

Come PRC abbiamo da sempre sostenuto attivamente la battaglia contro la privatizzazione dei servizi locali, il momento più significativo è stato, senza dubbio, la mobilitazione popolare referendaria per l’acqua pubblica.

Con la battaglia per l’acqua come bene pubblico il PRC ha ribadito che:
– l’acqua deve essere esclusivamente d’uso pubblico e sociale ed essere priva di valore economico e commerciale;
– il ciclo integrato dell’acqua è di proprietà dell’ente pubblico e gestito direttamente o attraverso un ente di diritto pubblico .

Pensiamo che sia compito del Comune, in piena attuazione del voto referendario, individuare tutti gli strumenti normativi e amministrativi ammessi per conseguire gestioni interamente e propriamente pubbliche dei servizi pubblici locali.

Come PRC siamo contrari a nuove privatizzazioni e ci impegniamo per definire, in collaborazione con associazioni e comitati attivi sul nostro territorio, un percorso per la ripubblicizzazione dei servizi, a partire dall’acqua, individuando tempi e strumenti per tale percorso, insieme all’individuazione di strumenti di partecipazione e di controllo dei cittadini utenti sulla qualità e sulle tariffe dei servizi erogati.

6. URBANISTICA e DIRITTO ALLA CITTA’

Si deve ripensare ad un urbanistica a vocazione sociale, che investa in attenzione concreta ai residenti, con particolare attenzione ai quartieri più degradati, mettendo in soffitta opere faraoniche od il primato dell’investitore privato e del turista come referente del business cittadino.

“Riempiamo di vita le strade” afferma l’amministrazione guidata da Ada Colau a Barcellona, esperienza, insieme a quella del Comune di Napoli, tra le più interessanti in essere e alla quale guardiamo con grande attenzione.

L’idea chiave che deve guidare le future scelte urbanistiche anche della nostra città pensiamo debba essere proprio questa: non una città stretta in una morsa securitaria e repressiva che criminalizzi le fasce sociali più deboli, ma una città da riprogettare collettivamente ripensando a nuovi spazi di convivenza, riattivando nuova socialità e vitalità, attraverso pratiche solidali, a partire dai quartieri oggi più trascurati, che rischiano di trasformarsi sempre più in quartieri dormitorio.
Richiamiamo come importante punto di riferimento per le scelte urbanistiche la necessità di affermare lo STOP AL CONSUMO DI SUOLO; tale punto di vista è in contrasto con le normative stabilite recentemente dalla nostra Regione.

Questa esigenza si può concretizzare in alcune proposte riguardanti i modi del costruire:

1) In alternativa alle nuove edificazioni è necessario promuovere la ristrutturazione, la riqualificazione, il recupero, il risanamento, la messa in sicurezza, la riconversione ecologica del patrimonio esistente.
2) La città non deve inglobare le frazioni che devono persistere come centri abitati distinti e tendenzialmente autonomi.
3) Le fasce di territorio tra Parma e i centri abitati circostanti, oltre a mantenere la loro vocazione agricola, possono offrire valide risposte alle esigenze di verde pubblico.

Al tempo stesso occorre tutelare e valorizzare con un’accurata manutenzione le aree di verde all’interno della città e individuare inoltre tutti gli spazi, anche di piccole dimensioni, che possono essere destinati a tale scopo, a partire da quelli di proprietà comunale che devono essere censiti scrupolosamente: un verde diffuso e facilmente accessibile risponde, in particolare, alle esigenze di gioco e di relazioni sociali dei bambini.
Citiamo a tale proposito l’esperienza del parco per bambini presso gli Orti Sociali Crocetta interessante anche come esempio di gestione comunitaria del verde che ha garantito una costante manutenzione.
Ma all’impegno volontario deve aggiungersi l’investimento di risorse: la presenza di operatori che garantiscano sorveglianza e propongano attività valorizzerebbe a pieno la funzione di un parco.

Più in generale consideriamo l’agibilità per tutti (bambini, anziani, disabili…) un criterio fondamentale di politica urbanistica, affrontando tra l’altro il problema delle barriere architettoniche.
Pensiamo che la qualità di un progetto di città e la sua vivibilità debbano essere valutate proprio guardando all’attenzione che si presta alle situazioni di maggiore fragilità, alla cura verso chi (come i bambini) ha esigenze specifiche di gioco, di socialità, di spazi verdi, di fruibilità e di sicurezza rispetto ai pericoli del traffico, ma che non ha voce in capitolo nei processi decisionali.
Compito di una buona progettazione è tenere conto anche di queste esigenze inespresse.

Per migliorare, per tutti, l’integrazione nella vita cittadina è importante che il patrimonio edilizio del Comune non sia ceduto ai privati: deve essere censito scrupolosamente e valorizzato accuratamente.

In particolare sono necessari spazi per la cultura e la socialità, per l’attività di circoli e associazioni, in modo che la città sia ricca di iniziative frequenti, diffuse e accessibili a tutti; anche piazze e spazi all’aperto devono diventare facilmente agibili a tale scopo.

Elemento centrale è l’impegno per recuperare l’ Ospedale Vecchio a un pubblico utilizzo, attraverso una progettazione realmente partecipata. Si tratta infatti di una struttura che, per dimensioni, collocazione e caratteristiche storiche e architettoniche, può assumere un ruolo strategico per qualificare il quartiere Oltretorrente e, più in generale, l’intera città.

Anche il fiume è un patrimonio da non trascurare (pulizia delle acque e cura delle aree golenali che devono essere liberate da attività improprie): deve diventare fruibile dai cittadini.

In particolare sosteniamo la necessità di tutelare e valorizzare un’area di grande interesse paesaggistico e naturalistico qual è la zona di confluenza del Torrente Baganza nel Torrente Parma.
A tale proposito il prof. Parisi ci ha fornito un’interessante proposta che, con limitati investimenti, consentirebbe l’accessibilità e al tempo stesso la rigorosa tutela dell’integrità ambientale.

Per una città più vivibile occorre intervenire anche sul piano della rete commerciale, mettendo fine al proliferare di centri commerciali di dimensioni sempre più esagerate che incidono pesantemente sul consumo di suolo. La conseguente chiusura dei piccoli negozi comporta l’impoverimento delle relazioni sociali all’interno dei quartieri; diventa inoltre inevitabile usare l’automobile per andare a fare la spesa; quindi, a parte le negative implicazioni di carattere ambientale, saranno in difficoltà gli anziani e tutti coloro che non possono spostarsi in auto.
Tra le iniziative per ricostruire una rete di piccolo commercio diffuso indichiamo:

- promuovere la vendita diretta dei piccoli produttori locali, anche favorendo percorsi di autorganizzazione attraverso gruppi d’acquisto popolari e solidali;

- gestione diretta di punti di vendita da parte del Comune;

- revisione generale della tassazione locale sui piccoli dettaglianti di quartiere.

Anche le aperture festive e domenicali penalizzano il piccolo commercio, oltre a rendere più difficile la vita dei lavoratori: per tutti la domenica e le feste sono importanti, soprattutto per le relazioni famigliari e sociali. Il Comune, per quanto è nelle sue possibilità, dovrebbe impegnarsi contro questa pratica.

7. MOBILITÀ SOSTENIBILE

Sono improrogabili drastici provvedimenti, in primo luogo per migliorare la qualità dell’aria, che degrada progressivamente in modo allarmante.

Occorre estendere i limiti all’utilizzo dei veicoli privati in città, realizzando parallelamente valide alternative che non penalizzino ma rendano più agevole la mobilità, in modo che il mezzo pubblico divenga competitivo e più vantaggioso rispetto ai veicoli privati.

Occorre estendere le zone a traffico limitato e zone 30 Km/h da individuare anche nei quartieri.

Parallelamente occorre avviare una sperimentazione di più estese aree di pedonalizzazione, ripensando complessivamente la mobilità in alcuni quartieri attraverso un percorso di condivisione, ascolto e coinvolgimento diretto degli abitanti dei quartieri nella cooprogettazione degli spazi e dei servizi. Esistono esempi virtuosi in questo senso, pensiamo, ad esempio alle “superilles” di Barcellona, vero e proprio modello di urbanistica partecipata, che ha portato alla definizione di macro-isolati a vocazione prevalentemente pedonale e ciclabile. Il modello della “superilla” prevede di individuare arterie di scorrimento che contornino il perimetro di un isolato/quartiere, tramite le quali assorbire la maggior parte del traffico su gomma privato e pubblico. In questo modo l’interno dell’isolato/quartiere può essere destinato ad uso esclusivo dei residenti, dei pedoni e delle biciclette. Soluzione che oltre a ridurre il traffico su gomma e canalizzarlo su arterie preferenziali, ha il pregio di favorire socialità nei quartieri e la realizzazione di nuovi spazi verdi.
Questo modello, oggetto oggi di sperimentazione in alcuni quartieri di Barcellona, pensato e costruito coinvolgendo attivamente i cittadini residenti, ha senza dubbio una sua specificità ma pensiamo possa essere riproposto, adattato e sperimentato anche nel nostro territorio.

Mobilità ciclabile:
Si deve puntare con decisione a fare della nostra città un’avanguardia nell’ambito della mobilità dolce. Vogliamo una città a misura di pedone e di bicicletta. L’orografia del nostro territorio e anche la rete stradale cittadina rendono possibile perseguire questo indirizzo purchè si operi una netta inversione di rotta finalizzata a limitare il più possibile la presenza del traffico su gomma. Non è possibile pensare di puntare contemporaneamente sul traffico automobilistico (magari ampliando i parcheggi in centro città) e immaginare un incremento della mobilità dolce. La prima scelta limita inevitabilmente la seconda.
estendere la rete delle piste ciclabili e riqualificare quelle non protette;
– pensare ad una rete ciclabile che veda la nostra città come snodo importante per ciclovie esistenti da valorizzare e per la creazione di nuove che permettano un collegamento con i comuni e territori limitrofi e con presenti e future ciclovie interprovinciali, interregionali e nazionali. Non va sottovalutata l’importanza di questi collegamenti anche come strumenti per la valorizzazione ambientale, paesaggistica e turistica della nostra città e dei territori limitrofi, anche in un futuro prossimo.

Mezzi pubblici:
preservare una gestione pubblica dei servizi di trasporto;

- collaborare con Regione e Ferrovie per migliorare il servizio rivolto ai pendolari: ad essi, tra l’altro, si dovrebbe garantire la gratuità del parcheggio in stazione.

- estendere le corsie preferenziali per gli autobus, aumentarne la frequenza (prevedendo una migliore copertura del servizio notturno) e ridurre i costi;

- modificare la distribuzione delle linee, che attualmente gravitano verso il centro città, considerando altri poli di uguale e forse maggiore importanza: stazione, ospedale, poli scolastici, università

- proporre abbonamenti settembre/giugno a prezzi agevolati per studenti;

- condizioni agevolate anche per situazioni di difficoltà economica;

- rendere agevole l’utilizzo dei parcheggi scambiatori con un efficiente servizio di navetta;

8. AEROPORTO

Il pesante passivo nella gestione dell’aeroporto costringe annualmente Comune di Parma (unitamente ad altri soci) ad erogare i necessari finanziamenti per sanare il bilancio.
Non esiste un piano industriale credibile che tenda alla riduzione del deficit e al pareggio del bilancio; e non è accettabile la soluzione prospettata di aumentare le dimensioni e le tipologia degli aerei, la loro frequenza e l’estensione di arrivi e partenze alle ore notturne. Diverrebbe insostenibile la situazione già critica dell’abitato di Baganzola.
Non trattandosi di una priorità tra i servizi che l’ente pubblico deve garantire ai cittadini, il Comune non può continuare a sostenere questo onere.
Tra l’altro esistono altri aeroporti a distanza adeguate in relazione alla frequenza con cui mediamente questo servizio viene utilizzato che possono garantire soluzioni intermodali più efficaci. Si potranno così destinare le risorse per sostenere il trasporto pubblico nelle sue forme più diffuse ed essenziali.

9. ALTRE PROPOSTE PER UNA CITTA’ ECOSTENIBILE

Alcuni aspetti sono già stati trattati in precedenza.

Aggiungiamo:
– Interventi di risparmio ed efficientamento energetico di tutti gli edifici comunali;

- Attivare Sportelli Energia che siano punti di consulenza per cittadini in merito a interventi di riqualificazione energetica e che siano al tempo stesso centri di informazione, divulgazione, sensibilizzazione e di promozione di una cultura del risparmio e dell’efficienza energetica attraverso iniziative che coinvolgano, quartiere per quartiere, tutti i cittadini e le cittadine della nostra città;

- Controllo pubblico delle emissioni del forno inceneritore e pubblicità dei dati informativi;

- Istituire con associazioni ed enti preposti un Tavolo permanente di monitoraggio e controllo della qualità dell’aria che, congiuntamente all’amministrazione comunale e agli organismi di partecipazione diretta dei cittadini, possa avanzare soluzioni strutturali e proposte efficaci per affrontare l’emergenza inquinamento atmosferico, anche sensibilizzando la cittadinanza in merito ai rischi e agli effetti sulla salute di polveri sottili e agenti inquinanti. Buone pratiche possono diffondersi laddove si acquisisce consapevolezza circa l’importanza di stili di vita più ecosostenibili e meno impattanti e circa l’urgenza da parte delle istituzioni di trovare soluzioni di lungo respiro;

- Promuovere confronti pubblici con i cittadini nei singoli quartieri per dare continuità al sistema di raccolta differenziata e, contrariamente a quanto avvenuto in questi anni, affrontare le eventuali criticità in maniera condivisa con la cittadinanza;

- Pianificare interventi adeguati che mettano in sicurezza il territorio comunale, facciano di Parma una città resiliente, in grado di prevedere eventi atmosferici sempre più dirompenti, affrontarli e limitare al massimo i danni su cose, persone e territorio;

- Favorire il riuso delle risorse e dei materiali, buona pratica che deve essere introdotta in particolare nelle stazioni ecologiche per la raccolta dei rifiuti ingombranti.

10. CULTURA PER TUTTI/E

Le iniziative culturali dovrebbero essere: FREQUENTI, DISTRIBUITE SUL TERRITORIO, ACCESSIBILI A TUTTI.

A tale scopo:

1) Occorre diversificare le sedi estendendo le iniziative ai quartieri di periferia.

2) Non concentrare le risorse e le attenzioni sui grandi eventi ma valorizzare i talenti emergenti e favorire l’iniziativa autonoma dei cittadini: rendere agevole l’utilizzo di spazi pubblici (locali, piazze…) limitando le procedure burocratiche e fornendo supporti tecnici, favorire l’organizzazione di circoli e associazioni con la possibilità di usufruire di sedi stabili, rendere agevole la comunicazione (è interessante, ad esempio, l’iniziativa dell’amministrazione uscente di mettere a disposizione dei cittadini bacheche per la libera affissione; bisogna proseguire in questa direzione anche in altre forme e con altri strumenti).

3) Agevolare iniziative non esclusive per i costi
A tale proposito si pone il problema dell’opera lirica, che richiede costi ingenti ma d’altra parte è talmente popolare e così profondamente legata alla tradizione della città da non poter essere trascurata.
Tuttavia il costo del biglietto è proibitivo per una parte dei cittadini, mentre i posti disponibili sono spesso inferiori alle richieste.
In questo caso l’amministrazione potrebbe intervenire con agevolazioni al di sotto di una determinata fascia di reddito e per ogni spettacolo sarebbe opportuno prevedere un maggior numero di repliche.

4) Per quanto riguarda le biblioteche occorre: riprendere un percorso di decentramento, (soprattutto per il servizio rivolto all’infanzia) che era stato avviato ma è stato bruscamente interrotto con una inversione di tendenza: la Biblioteca di Alice deve tornare nel quartiere Pablo e altre iniziative analoghe devono essere avviate nei quartieri.
E’ necessario affrontare il problema del calo dei prestiti, a partire da un adeguato rifinanziamento del servizio, ad oggi del tutto inadeguato.
Anche nel caso del Centro Cinema vale lo stesso criterio: una nuova struttura nel Quartiere Cinghio non deve essere alternativa al Centro Cinema ” Ventura “ di Via Dazeglio.

5) Manca a Parma una scuola di musica comunale sull’esempio di altre città.
Risponderebbe all’esigenza di chi vuole praticare la musica per passione, ma senza ambizioni professionali; sarebbe quindi qualcosa di diverso dal Conservatorio. Tra l’altro garantirebbe continuità ai ragazzi che frequentano scuole medie o superiori (Liceo Bertolucci) a indirizzo musicale. La quota di iscrizione dovrebbe essere proporzionale al reddito prevedendo una fascia gratuita.

11. QUARTIERI VIVIBILI

Evitando forzature inopportune e dannose commistioni di competenze riteniamo che la repressione della criminalità debba essere garantita dallo Stato che deve fornire alle forze di polizia e alla magistratura gli strumenti necessari ad operare in modo efficiente in base alle leggi vigenti.
Eventuali carenze non devono essere affrontate assegnando ai vigili urbani mansioni improprie.
Tanto più sono inopportune le varie forme di ronde dei cittadini che possono fornire a qualche esagitato pretesti per iniziative fuori luogo e alimentano inutilmente il clima di tensione.
Consideriamo una pericolosa forzatura autoritaria l’ipotesi di poteri speciali affidati al sindaco.

All’amministrazione comunale competono invece importanti iniziative di prevenzione:

- I vigili di quartiere (servizio soppiantato dalle amministrazioni di centro-destra e mai più ripristinato) possono svolgere utilmente un ruolo di controllo del territorio e garantire un immediato punto di riferimento e di orientamento per ogni cittadino in caso di necessità;

- soprattutto è necessario prevenire, con adeguate forme di assistenza e garantendo i diritti fondamentali di ogni persona, quei casi di violazione della legge dovuti a condizioni di vita degradate e precarie;

- inoltre ricordiamo che la criminalità opera più facilmente se la vita sociale e di relazione tra i cittadini si impoverisce, nei quartieri dormitorio dove viene a mancare la solidarietà, la mutua assistenza, la conoscenza reciproca , la vita associativa, le iniziative ricreative e culturali.
E’ compito dell’amministrazione comunale combattere questa condizione di desertificazione della vita sociale, operare per invertire questa tendenza e ricostruire un tessuto sociale più ricco di relazioni.

Invitiamo anche a considerare alcuni fenomeni da altri punti di vista oltre a quelli che abitualmente forniscono gran parte dei media nazionali e locali:

- La diffusa presenza di spacciatori in città rivela soprattutto la preoccupante dimensione del consumo di droga; di questo sarebbe importante occuparsi; la repressione non è risolutiva in particolare se non si guarda al problema nella sua dimensione complessiva, a partire da una lotta determinata alle organizzazioni mafiose che attraverso il mercato della droga fanno affari milionari.

- Il fatto che qualcuno sia costretto a dormire (in pieno inverno) sotto gli archi della Pilotta o in altri luoghi di fortuna, dovrebbe suscitare una reazione di umana solidarietà, più che indignazione per il degrado urbano.

Tutte le considerazioni che abbiamo espresso sono in aperto contrasto con l’orientamento inutilmente securitario e repressivo definito dai recenti decreti Minniti-Orlando, che criminalizzano situazioni di disagio e di povertà introducendo strumenti inaccettabili come il ricorso al cosiddetto “Daspo urbano”.

Infine riteniamo che l’amministrazione comunale debba svolgere il proprio ruolo (di vigilanza soprattutto) istituendo una Commissione consiliare antimafia, per contrastare le infiltrazioni della criminalità organizzata nella vita economica e politica, a maggior ragione dopo che le recenti inchieste in tutta la nostra regione hanno mostrato quanto questo sia un fenomeno pericolosamente in espansione e che rende realmente più insicura la nostra città.

12. LUDOPATIE

In questi ultimi anni è emerso in maniera sempre più drammatico il problema del gioco d’azzardo che per molte persone è diventata una forma grave di dipendenza, tale da produrre forti difficoltà all’interno delle famiglie, spesso portandole a coprirsi di debiti. Tale nuovo problema sociale va affrontato su più piani: culturale, sociale, ma soprattutto prevedendone la cura e la riabilitazione.
Il Comune deve utilizzare tutti gli strumenti a disposizione per limitare il proliferare di centri-scommesse e Sale Slot, che rischiano spesso di essere settore di investimento della criminalità organizzata e dell’usura, altro fenomeno drammaticamente in aumento in città.

Inoltre, pensiamo che:

- vada sviluppato un ambito di lavoro in collaborazione con il SERD (Servizio per le dipendenze) dell’ASL;
– vada fatto un lavoro sul piano culturale, a partire dai giovani nelle scuole;
– si debba aderire al “MANIFESTO contro il GIOCO d’AZZARDO” promosso dalla Lega delle Autonomie Locali a cui hanno già aderito molti Comuni in modo da sviluppare un preciso programma che coinvolga differenti soggetti e categorie della città.

13. PARTECIPAZIONE e DEMOCRAZIA REALE

Per una città dei cittadini che partecipano direttamente alla vita istituzionale del Comune, che si incontrano e dialogano insieme per elaborare idee e progetti, per gestire i beni comuni, per fare comunità.

Fare comunità
In una società dominata dall’individualismo degli interessi, dall’impoverimento degli spazi pubblici, è indispensabile valorizzare e sostenere il riemergere di un desiderio di cittadinanza attiva, di volontà di partecipazione, di attenzione e intraprendenza nell’aiuto alle persone disagiate, nella solidarietà. Perché questo è essenziale per invertire le tendenze disgregative generate dal neoliberismo e ricreare comunità. Sotto questo aspetto, decisiva è la parte che può giocare l’amministrazione nel facilitare i percorsi di rigenerazione dello spazio pubblico, nell’attivare sinergie fra i cittadini allo scopo di ricostituire la società su basi solidali e partecipative.

Democrazia reale e non di facciata
Il Comune è uno spazio nel quale esercitare appieno la propria cittadinanza, nel quale è possibile e necessario sperimentare nuove forme di partecipazione attiva alla vita politica.
La democrazia non si deve esaurire nel voto, nella delega incondizionata al proprio rappresentante ma deve trovare forme e luoghi attraverso i quali svilupparsi, in continuo, nel quotidiano.

Rivendichiamo, innanzitutto come cittadini, il nostro diritto alla città. Sosteniamo la necessità di costruire istituzioni permeabili alle istanze dei cittadini, istituzioni che siano soprattutto i luoghi nei quali accogliere rivendicazioni e bisogni che nascono dal basso, nei quartieri, nelle strade della nostra città, da singoli cittadini, da reti o da realtà collettive.
Amministrare una città non significa imporre dall’alto decisioni preconfezionate, elaborate in sedi ristrette, all’interno della sola giunta comunale o di qualche consiglio di amministrazione, nel rapporto esclusivo con tecnici o portatori di interessi privati.

Amministrare una città per noi significa innanzitutto capacità di coinvolgimento attivo dei cittadini anche nelle fasi di cooprogettazione della città futura, dare loro la possibilità di incidere in scelte determinanti per la vita della città, poter conoscere e guidare decisioni riguardo il bilancio, la destinazione di risorse, la gestione dei beni comuni, la definizione di progetti e l’organizzazione degli spazi e dei tempi della vita cittadina.

Da questo punto di vista riteniamo che lo sforzo fatto dalla giunta Pizzarotti in termini di partecipazione sia stato del tutto inadeguato. Riteniamo che l’esperienza dei Consigli dei Cittadini Volontari abbia rappresentato un tentativo insufficiente che non consegna ai cittadini uno strumento di coinvolgimento e interazione reale: le modalità frettolose e improvvisate con le quali sono stati istituiti tali Consigli, oltre che le scarse funzioni, meramente consultive se non di pura ratifica di decisioni prese altrove, abbiano depotenziato questo possibile strumento di democrazia diretta.

A fronte di quanto detto, pensiamo che una futura giunta debba muoversi rilanciando un percorso più ampio possibile di riprogettazione delle forme di democrazia reale e partecipazione attiva, e avanziamo alcune proposte.

Forme della partecipazione:

Bilancio partecipativo: introdotto come una forma pubblica di partecipazione relativa all’impostazione del bilancio di previsione comunale e alle sue priorità. Strumento indispensabile attraverso il quale chiamare i cittadini, le cittadine a partecipare direttamente alla progettazione di un intervento strategico per la città, ad un esercizio di indirizzo su ambiti di bilancio o di scelte amministrative. Tramite tale forma di partecipazione l’amministrazione comunale promuove la trasparenza e l’assunzione di responsabilità tanto per le spese pubbliche quanto per le possibilità di risparmio.

Bilancio sociale: strumento di rendicontazione e di trasparenza dell’Assessorato alle Politiche Sociali. Uno strumento di semplice lettura, fatto a più mani, chiaro nell’esposizione delle quote di bilancio, può immediatamente mettere in relazione una amministrazione comunale con i propri cittadini, fornire loro elementi chiari per un giudizio, per fare valutazioni insieme, per confermare o riorientare alcuni aspetti dell’amministrare;

Il bilancio di genere: da realizzarsi a partire dal settore lavoro e sviluppo economico e dal settore salute, servizi sociali ed educativi. Il bilancio di genere, in quanto documento di bilancio che analizza e valuta in un’ottica di genere gli impegni economico-finanziari del Comune, mette in evidenza le scelte politiche del Comune stesso rispetto alle donne e agli uomini. Esistono differenze tra donne e uomini per quanto riguarda le esigenze, le condizioni, le opportunità di vita, di lavoro e di partecipazione alle decisioni, per cui politiche pubbliche indifferenziate incidono diversamente su donne e uomini senza che nessuno/a prenda coscienza di tali fenomeni. Il bilancio di genere, proprio perché impone un’analisi preventiva per genere della composizione della popolazione e delle differenti esigenze nella domanda di servizi, consente di adeguare l’offerta, rendendo l’azione di governo più efficiente, e soprattutto più efficace in termini di risposta ai bisogni effettivi.

Introduzione del Referendum propositivo, in aggiunta a quello abrogativo e consultivo

Consultazione diretta: in linea generale è necessario che l’amministrazione faccia ricorso con maggiore frequenza alla consultazione diretta dei cittadini riguardo a progetti altamente impattanti per la città, sia in termini di spesa che in termini urbanistici, paesaggistici, ambientali, sociali ed economici. La consultazione diretta oltre ad essere una buona pratica deve essere ripensata come strumento vincolante per l’amministrazione. Non deve essere più possibile che, come accaduto con il Ponte Nord, l’inceneritore, la scampata e delirante metropolitana, possano essere portati avanti progetti da una giunta senza prevedere alcun passaggio in termini di consultazione diretta dei cittadini.

Gruppi di ricerca-indagine: gruppi aperti a singoli cittadini, associazioni, servizi, amministratori, centri di ricerca e centri studi per l’analisi dei nodi critici e l’individuazione delle priorità sulle quali sviluppare un lavoro di inchiesta e di indagine del territorio al fine di garantire un monitoraggio adeguato di alcuni fenomeni (es. povertà, casa, servizi sociali, consumo di suolo, inquinamento atmosferico ed effetti sulla salute, ecc.).

Laboratori tematici aperti a tutta la cittadinanza per mettere a valore competenze, per rilevare criticità, elaborare proposte e progetti, costruire momenti di dibattito pubblico, di riflessione collettiva, di confronto e scambio con altre realtà, nazionali e/o internazionali, al fine di condividere ed estendere buone pratiche e modelli alternativi e innovativi di sviluppo della città e del territorio.

Assemblee di quartiere dove i cittadini – insieme con rappresentanti dell’amministrazione – siano informati costantemente del lavoro svolto dalla giunta, dai Laboratori e dai Gruppi, possano discutere ed elaborare indicazioni e proposte da sottoporre agli organi comunali per l’opportuna presa di decisioni.

Altre proposte:

• Lavoro di diffusione fra i cittadini di una cultura della partecipazione democratica, in particolare, in collaborazione con le istituzioni scolastiche;

• migliorare la fruibilità degli spazi pubblici riducendo iter burocratici e vincoli, significa rimuovere ostacoli al libero esercizio della democrazia favorendo l’incontro, la condivisione, lo scambio di esperienze, la possibilità di costruire o approfondire relazioni;

• ridurre il numero di firme necessarie per esercitare l’iniziativa popolare;

• estendere la facoltà di autenticare le firme anche ai membri del comitato promotore di referendum sotto loro responsabilità civile e penale;

• rimodulare il quorum di partecipazione per la validità dei referendum in relazione alla effettiva partecipazione al voto alle ultime elezioni comunali.

Ci impegniamo a costruire tavoli di approfondimento e di discussione pubblica intorno a queste proposte coinvolgendo realtà nazionali ed internazionali che hanno già introdotto o stanno sperimentando simili percorsi di democrazia reale.
Alla luce di questi passaggi, una futura amministrazione dovrebbe impegnarsi a costruire una proposta organica insieme a cittadini, associazioni, movimenti, altre forze politiche al fine di raccogliere quartiere per quartiere proposte, osservazioni e rilevare eventuali criticità, eventualmente istituendo un Tavolo tematico permanente aperto a tutti gli/le interessati/e.
Questo perché siamo convinti che un percorso per strutturare nuove forme di partecipazione non possa essere proposto a scatola chiusa e in maniera forzata dalla giunta ma deve costruirsi con un percorso che già in embrione sia portatore di nuove forme di democrazia reale.
Una volta costruito tale progetto, pensiamo si debba avviare una fase di sperimentazione e monitoraggio dell’efficacia degli strumenti introdotti, raccogliendo dati circa le attività svolte, punti di forza e criticità emerse.

Democrazia alternativa e gestione democratica dei beni comuni
Dotare gli utenti delle Aziende partecipate di mezzi per proporre migliorie, denunciare disservizi e controllare la gestione delle stesse. Istituire commissioni di utenti che possano: controllare l’operato delle società partecipate che erogano servizi diretti ai cittadini, denunciare i disservizi e proporre migliorie. Affinché il ruolo di tali commissioni sia effettivo, occorre attribuire loro una funzione che non sia esclusivamente consultiva, ma che metta alla pari, nelle decisioni, il Comune, la Società e gli utenti.

14. GIOVANI

La nostra città vede una diminuzione degli spazi dedicati ai giovani e agli studenti e una loro messa in secondo piano da parte delle passate giunte. Proponiamo:

- Abolizione dell’attuale regolamento di Polizia urbana (delibera del Consiglio comunale 70/2015), repressivo e ripetitivo di norme già previste da altre leggi creante confusione nei cittadini e restringente a discrezione del Comune il libero uso degli spazi pubblici;

- Creazione di un bando annuale per il sostegno alla locazione, destinato agli studenti meno abbienti al fine di sostenerli nel pagamento dei canoni;

- Proponiamo la creazione, anche con l’appoggio e il finanziamento del comune, di spazi di cultura aperti ai giovani, spazi pubblici, all’aperto e al chiuso, diffusi in città in cui musicisti e artisti possano esibirsi, anche come strumento contro il degrado urbano. Chiediamo il cambiamento dei regolamenti di polizia urbana che limitano eccessivamente gli artisti di strada, che dovrebbero essere patrimonio della cittadinanza;

- Miglioramento del sistema Prontobus, e l’ampliamento delle linee notturne, che non coprono tutta la città dopo le 20.30.

15. SPORT

Noi sosteniamo una pratica sportiva accessibile a tutti come importante fattore di socialità e salute. Pertanto riteniamo necessario:

- istituire un tavolo di coordinamento comprendente i rappresentanti dello sport locale per redigere un documento complessivo e aggiornato sulle disponibilità, le necessità e le criticità accompagnato da un programma di interventi conseguente, adeguato ed economicamente sostenibile;

 – rendere accessibili gli spazi e campi sportivi comunali non solo alle società sportive accreditate ma anche a gruppi di cittadini organizzati in forme meno strutturate. Prevedere anche investimenti per nuovi campi attrezzati fruibili liberamente e diffusi in tutti i quartieri;

 – incentivare la pratica sportiva come opportunità di socializzazione per ragazzi in difficoltà facendo in modo che i costi delle attività non rappresentino un ostacolo;

 – favorire una pratica sportiva inclusiva, mettendo a disposizione strutture e attività che permettano il coinvolgimento dei ragazzi con disabilità;

 – promuovere e stimolare forme di autorganizzazione sportiva popolare;

 – impegnarsi per rimuovere ostacoli di ordine burocratico che impediscono a ragazzi migranti di praticare lo sport.

16. COSTITUZIONE, ANTIFASCISMO E ANTIRAZZISMO

La memoria antifascista della nostra città deve essere fatta rivivere nel presente e nel quotidiano. Compito anche delle istituzioni comunali è quello di riaffermare con forza il rifiuto di ogni manifestazione neofascista in città, negando agibilità politica a quelle formazioni che al fascismo fanno esplicito riferimento.

Il Comune deve impegnarsi ad un intenso lavoro culturale sui temi dell’antifascismo, della Resistenza, della difesa della Costituzione così come sui temi dell’accoglienza, della solidarietà e dell’antirazzismo, del contrasto all’omofobia e al sessismo in relazione con le tante associazioni del territorio, a partire innanzitutto dalle scuole, di ogni ordine e grado.

Eliminare disuguaglianze e disagio sociale, poi, rimane la via maestra per togliere terreno alle destre fascistoidi sempre pronte a soffiare sul fuoco del razzismo, della xenofobia e della guerra tra poveri.

La nostra città è stata protagonista di lotte e vittorie antifasciste, operaie e contadine che hanno segnato la storia d’Italia. Riteniamo fondamentale che si conservi memoria di questo e si stimoli ricerca e riflessione, in particolare, sulla storia dei quartieri popolari della nostra città.

Pensiamo ad esempio all’Oltretorrente, cuore della Parma ribelle che nelle storiche giornate dell’agosto del ‘22, respinse la spedizione punitiva di migliaia di camice nere armate.

In questo ambito il lavoro fatto da alcune realtà di ricerca storica in città è estremamente prezioso e le istituzioni comunali dovrebbero valorizzare al massimo percorsi e progetti elaborati da questi centri di studio cittadini.

Lo sciopero agrario del 1908, le barricate dell’Agosto del ‘22, la lotta partigiana e i tanti nostri concittadini che ne furono protagonisti, le lotte e le manifestazioni studentesche e operaie del dopoguerra, tanti sono gli avvenimenti, gli episodi, i processi collettivi che meritano di essere studiati e raccontati, tante donne e tanti uomini che meritano di essere ricordati. Anche i percorsi turistici nella nostra città dovrebbero essere ripensati nell’ottica di valorizzare queste storie, questi esempi, perché la Storia non è fatta solo da re, regine, duchesse e grandi famiglie nobili ma sono le classi popolari quelle che ne hanno scritto le pagine migliori, con dignità e coraggio.

Proponiamo quindi che il Comune, in collaborazione con le realtà che sul territorio sono attive sui temi della ricerca storica, promuovano e finanzino la riscoperta, la valorizzazione della storia popolare della nostra città, a partire dalla storia del quartiere Oltretorrente, immaginando percorsi, spettacoli, mostre e, perché no, anche poli museali, rivolti alle scuole, ai turisti e ai cittadini della nostra città.

La storia insegna e deve avere scolari. Chissà, magari approfondendone lo studio e la conoscenza, potremmo riscoprire il valore e l’importanza della lotta per i diritti, la necessità del mantenere uno spirito ribelle, di organizzare una risposta collettiva contro le ingiustizie del presente.

Resistere, lottare, ribellarsi è giusto e possibile e le future generazioni è bene che conservino memoria e seguano l’esempio dei tanti che hanno scelto di non piegare la testa, hanno preso la via dei monti o respinto i fascisti con le barricate.

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