Nasce il Marcovaldo!

logo marcovaldoNasce il Marcovaldo, il giornalino del Circolo Sorelle Musci! Di seguito pubblichiamo la presentazione della testata presente sul primo numero del giornalino intitolata “Perché un giornalino? Perché il Marcovaldo?”.

Grazie. Grazie a chi ci sta leggendo per caso, per curiosità, perché ci conosce o nonostante ci conosca. Con un briciolo di follia abbiamo deciso di stampare un giornalino cittadino, rimettendo in moto il buon vecchio “ciclostile” di Via Solari.

Un giornalino, un “vecchio arnese”, strumento di lotta per intere generazioni di militanti, presuppone una connessione reale, una piccola sfida alla comodità solitaria del virtuale. Per diffondere il nostro Marcovaldo useremo certo anche la rete ma senza finire nella rete, perché nulla può sostituire la presenza davanti ai luoghi di lavoro, di studio, di socialità e vita quotidiana. “C’è solo la strada su cui puoi contare” cantava Gaber, ha ragione, e noi vogliamo un partito da strada, non da salotto.

Marcovaldo sarà, sì, il giornalino del circolo cittadino di Rifondazione Comunista ma vuole essere soprattutto uno spazio comune, una piazza di dibattito e di discussione, accessibile e aperta…per lavoratori e cittadini, movimenti, associazioni, per chiunque resiste e lotta contro la barbarie capitalista: da chi difende dignità e diritti sul lavoro a chi si batte contro privatizzazioni e tagli allo stato sociale, da chi fa picchetti antisfratto a chi organizza lezioni di italiano per migranti, dai gruppi d’acquisto solidale alle occupazioni di spazi (sottraendoli al degrado e restituendoli alla collettività) a chi lotta contro speculazione edilizia e aggressione del territorio, da chi si batte contro patriarcato, razzismo, omofobia, contro nuovi e vecchi fascismi, a chi resiste e tiene viva la memoria in una città troppo spesso smemorata,…

Proveremo a raccontare “le stagioni in città”, parlare di Parma, delle sue trasformazioni, della possibilità che abbiamo tutti noi di impegnarci per renderla migliore, e per far sì che, ancora una volta, non siano le solite “poche mani nell’ombra” a tessere la tela della vita collettiva.

Queste vogliono essere pagine libere nelle quali dare e ridare voce a chi voce spesso non ha, dare cittadinanza a chi la cittadinanza vede negata, dare attenzione a chi è ignorato o messo in un angolo.

E’ per questo che abbiamo pensato a “Marcovaldo”, stravagante personaggio opera dalla penna del compagno Italo Calvino, un manovale, un proletario, che vive, tra mille stenti, del proprio lavoro non avendo altra ricchezza se non i propri figli. Abita in una periferia di una delle tante città dell’Italia del dopoguerra (per certi versi ancora molto simili ai nostri quartieri di oggi) abbruttite dall’assenza e dall’aggressione della natura, città nelle quali si è circondati da ricchezza e opulenza ma si è sempre più poveri, città nelle quali si è immersi in un traffico frenetico ma ci si ritrova sempre più spesso soli.

Marcovaldo, sembra faticare a trovare pace nella vita della città capitalista, nella quale la natura lascia spazio ai cartelli pubblicitari, nella quale il lavoro, sottopagato toglie tempo di vita in cambio di un misero stipendio.

Di Marcovaldo ci piace il modo in cui guarda al mondo, ci piace la sua attenzione verso la natura, la sua sensibilità verso le piccole grandi cose della vita, ci piace il suo sguardo ribelle e sognatore, ci piace il suo disprezzo verso una società sempre più costruita a misura delle merci e del denaro e sempre meno a misura d’uomo e di natura, ci piace il suo disagio di fronte alla corsa al consumo e alla mercificazione di ogni aspetto della vita, ci piace il suo rifiuto verso una società che lo costringe ai margini, ad una vita piena di difficoltà, come quella di tanti di noi, ci piace il suo essere dentro le cose, immerso nella realtà che vorrebbe trasformare, nei problemi che ne derivano, nella quotidianità di un lavoro da manovale che sottrae tempo di vita in cambio del minimo per sopravvivere, ci piace la sua capacità di non perdere la propria dignità e non arrendersi all’esistente.

Marcovaldo è un modo per definire l’appartenenza ad un comune destino, quello di lavoratori sfruttati, costretti oggi alla piaga della precarietà, lavorativa ed esistenziale, quello di disoccupati senza mezzi per campare, quello di migranti, di ieri e di oggi, costretti a “fuggire da una terra che li odia, verso un’altra che non li vuole”, quello di chi subisce sulla propria pelle gli effetti drammatici della crisi e delle politiche criminali imposte da governi al servizio del grande capitale.

Siamo tanti Marcovaldo, manovali, proletari, sognatori, in cerca di una vita migliore. E nel provare a costruirci una vita migliore, dovremmo riuscire a non farci abbruttire dalle difficoltà e dalle ingiustizie, a non perdere la nostra sensibilità, e in questo Marcovaldo ha molto da insegnarci….Non perdere la tenerezza, pur nella durezza dello scontro di oggi e di domani, ci potrà permettere davvero di costruire, finalmente, un mondo migliore, per tutti, di liberi e di eguali, senza ripetere errori del passato.

Bertolt Brecht narra di un sarto tedesco, il quale, ben prima che l’uomo riuscisse a volare, sicuro di aver inventato una macchina per il volo, si gettò con convinzione da un’alta torre, perdendo la vita nel terribile schianto a terra. Il sarto non riuscì a volare, ma l’uomo da lì a poco volò.

La necessità di una rifondazione comunista e la sua attualità, la ricerca di un altro comunismo sta in questo apologo. Nel ‘900 per la prima volta nella storia la classe lavoratrice tentò la scalata al cielo, prendendo il potere e sovvertendo l’ordine (sarebbe meglio dire il disordine) capitalista. Non riuscì a spiccare il volo ma, consapevole degli errori commessi in quel primo salto, la classe lavoratrice può riuscire finalmente a volare, una volta per tutte.

Commenta questo articolo!

Loading Facebook Comments ...

Inserisci un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. Required fields are marked *

*


*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>