Kale di Borgotaro: difendiamo il lavoro e la dignità

Il presidio degli operai della Kale.

Il presidio degli operai della Kale.

Viviamo in una Repubblica democratica fondata sul lavoro, frutto e risultato della lotta antifascista.

Il lavoro è dignità. Lavorare in condizioni di sicurezza e salubrità, ricevere una giusta ed equa retribuzione.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuovere le condizioni che rendono effettivo questo diritto.

I lavoratori della Kale di Borgotaro, i 122 che riceveranno la lettera di licenziamento, devono ben aver presenti questi diritti. Come anche che la sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

Devono difendere il loro posto di lavoro, il luogo della produzione della ricchezza economica e sociale che hanno costruito ben prima e ben oltre qualsiasi tavolo istituzionale.

Devono difenderlo perché difendendo la loro dignità ad avere un al lavoro e una giusta ed equa retribuzione difendono anche noi.

Lo devono fare anche contro l’arroganza di una multinazionale che per scelte e strategie legate esclusivamente a logiche di profitto li ha semplicemente cancellati dal proprio orizzonte.

Lo devono fare contro l’insipienza di chi non ha compreso che la lotta e la difesa del lavoro in un gruppo come la Kale deve e non può che esser organizzato in modo globale.

Lo devono fare contro chi li ha utilizzati per le diverse campagne elettorali e ancora lo farà e tenterà di farlo.

Lo devono fare contro chi ha utilizzato e sprecato denaro pubblico (vedi SOPRIP), raccontando la frottola “stiamo lavorando per voi” (ovviamente con i vostri soldi).

Lo devono fare per sé stessi e sé stesse, per le loro famiglie, i loro figli, i loro amici, il loro territorio.

Lo devono fare in piena autonomia e sovranità. Qui e ora. Avendo ben chiaro che l’avversario, dura da sempre, è il padrone. Guardandosi le spalle dai falsi amici e compagni di strada.

Il Circolo “Che Guevara” di Albareto, Borgotaro e Valmozzola

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