IX Congresso del PRC di Parma, tre punti di vista

 

intervista

di Carlo Eridan

In vista del IX Congresso della Federazione di Parma del Partito abbiamo intervistato tre esponenti dei tre diversi documenti che sono stati presentati.  Agli intervistati sono state fatte le stesse sei domande. Gli esponenti sono:Franco Ferrari per il documento “Ricostruire la Sinistra”, Andrea Davolo per “Sinistra, Classe e Rivoluzione” e Pietro Paolo Piro per “Per la Rifondazione di un Partito Comunista”.

-Cos’è il Partito della Rifondazione Comunista oggi?

Ferrari:Sicuramente è un partito che vive un momento di grande difficoltà ma credo sia anche l’unica forza politica, oggi in Italia, che riesca a coniugare un entità comunista con la capacità di interagire con soggetti diversi:siano movimenti di lotta o soggetti sociali eccetera. Il PRC è la forza che deve proporsi la costruzione di un soggetto plurale più ampio, unitario e che sia alternativo al centro sinistra nonché contrario alle politiche del centro destra. Credo sia l’unica forza in grado di svolgere davvero tale ruolo.

Davolo:Oggi il PRC è un’organizzazione politica profondamente colpita dalla crisi della sinistra italiana. Il nostro partito non è oggi una forza politica presente nella coscienza di massa, né è uno strumento considerato utilizzabile per larghi settori di movimento. Ci sono le responsabilità del gruppo dirigente: il governismo che ha continuato ad esistere nelle amministrazioni locali, l’elettoralismo, la spoliticizzazione del dibattito e dell’intervento, la mancanza di una linea di intervento nel sindacato e nel movimento operaio… Ma queste responsabilità si inseriscono in un quadro più generale di crisi delle politiche riformiste, che sono state la bussola delle proposte e delle alleanze politiche del Prc. Il fatto che nel 2008, l’inizio della crisi economica e sociale in Italia abbia coinciso con il punto più basso di credibilità della sinistra fra i lavoratori e i giovani, all’indomani dell’esperienza nefasta del secondo governo Prodi, è stato certamente un fatto decisivo. Tuttavia, questo gruppo dirigente ha avuto dopo il 2008 la possibilità di imprimere una svolta nelle politiche e nell’orientamento del Partito, ma ha preferito rincorrere proposte sempre più improbabili, dalla Federazione della Sinistra fino a Rivoluzione Civile, nella speranza che aggregazioni di questa natura, senza una reale base politica, potessero permettere il ritorno nelle istituzioni, nei fatti invece approfondendo sempre più la crisi organizzativa del partito. Tuttavia rimangono in Rifondazione comunista alcune migliaia di militanti che certamente costituiscono una parte consistente di ciò che rimane attivo nell’ambito della sinistra italiana. Un patrimonio che va preservato e rafforzato sottraendolo dalla confusione in cui è stato gettato da questo gruppo dirigente, con scelte politiche e strategie di intervento radicalmente differenti.

Piro:Secondo me Rifondazione Comunista oggi viene vista come qualcosa che sta navigando in acque non ben precise e senza un porto in cui arrivare. Credo che il primo documento non dia una meta precisa ma una cosa non definita, un soggetto politico di alternativa nel quale non si sa chi vi dovrebbe essere e quale sia la sua rotta. Oggi come oggi il Partito è visto in questo modo.

-Come dovrebbe essere?

Ferrari:Io credo che dovrebbe mantenere il proprio carattere di fondo. Noi non siamo un generico partito comunista ma siamo il Partito della Rifondazione Comunista ovvero il partito che ha riflettuto criticamente sull’esperienza del Novecento, dei paesi dell’Est e della storia del comunismo in Italia. Ciò non vuol dire cancellare o abiurare il nostro passato ma capire cosa non ha funzionato e cercare di migliorarsi.

Davolo:In questo contesto, il compito urgente è quello di condurre un lavoro sistematico e paziente fra i settori più attivi e militanti. Il compito basilare di un circolo oggi è di indagare pazientemente quali sono i punti di conflitto più avanzati che si esprimono sul proprio territorio e raggiungerli e progettarvi un intervento sistematico, durevole e rivolto a conquistare innanzitutto un ascolto e in secondo luogo consenso e militanza. Parte essenziale di questo lavoro deve essere l’approfondimento teorico e ideologico, indispensabile per non cadere in un attivismo cieco che spesso sconfina con l’apoliticismo (“l’importante è aiutare le persone che soffrono le conseguenze della crisi, lasciamo da parte i grandi dibattiti teorici che servono solo a dividerci”). Non ci sarà nessun ruolo per la militanza comunista che rimane attiva se non c’è una conoscenza e una applicazione del patrimonio teorico delle idee marxiste. Però questo lavoro oggi ha un senso solo se assumiamo come asse della nostra politica la proposta di costruzione del partito di classe. La crisi della sinistra in Italia ha lasciato i lavoratori privi di una organizzazione politica che ne rappresenti gli interessi fondamentali, aprendo un vuoto abissale. Noi siamo consapevoli che oggi Rifondazione comunista non è più in grado di colmare questo vuoto, e allora diciamo che sistematicamente dobbiamo sollevare questo punto centrale in ogni situazione in cui interveniamo, in ogni movimento di lotta, in ogni luogo di lavoro, a partire dagli attivisti più consapevoli. In ogni vertenza per la difesa dell’occupazione e dei diritti, dobbiamo legare la necessità di far avanzare il movimento con la necessità di ri-costruire il partito politico del conflitto di classe. Su questo terreno dobbiamo sfidare anche quei dirigenti che come Landini parlano ogni giorno della necessità di una rappresentanza del mondo del lavoro e chiedere “cosa fai tu per costruire questo obiettivo?’ Pensi sia sufficiente influenzare una coalizione di centro-sinistra o non è invece necessario lavorare a costruire una nuova forza? ”.

Piro:Credo che Rifondazione dovrebbe tornare a essere quel partito comunista che fa analisi di classe, che studia dove vada la classe e come sia composta. In grado di dare dei precisi riferimenti ai compagni e che gli faccia studiare il marxismo poiché oggi non vengono date ai militanti le basi comuniste e penso che il Partito dovrebbe farlo. Penso anche che dovremmo essere un partito di massa nel senso di entrare nelle fabbriche, nelle associazioni o anche nei luoghi di ritrovo, seguendo il concetto dove c’è gente ci devono essere i comunisti. A mio parere ciò è fondamentale per la sopravvivenza del Partito e per diventare un partito comunista.

-Quali sono i problemi più gravi di Rifondazione?

Ferrari:Noi siamo e dobbiamo restare il Partito della Rifondazione Comunista ma dobbiamo avere una forte innovazione nel modo di essere partito. Dovremmo, secondo me, costruire dei processi unitari all’interno del Partito stesso, non possiamo avviare processi unitari con soggetti esterni se siamo divisi tra noi. Dobbiamo quindi superare il correntismo e i conflitti interni e credo che dobbiamo valorizzare la capacità di discutere liberamente e poi lavorare insieme per una prospettiva politica a cui insieme abbiamo lavorato, chiaramente vi saranno situazioni in cui vi sarà una minoranza e una maggioranza ma non possiamo essere un’adunata di gruppi in lotta tra loro. Dobbiamo essere un vero partito politico:unitario, democratico e capace di iniziativa politica.

Davolo:Il problema decisivo è che oggi non esistono veri insediamenti organizzati nelle aziende, nelle scuole e nelle università. Alcune centinaia di circoli tentano con mezzi propri di mantenere un intervento rivolgendosi al proprio territorio, ma privi di una linea politica e di un’azione coordinata. La liquidazione di Rifondazione non è stata messa nero su bianco in un atto formale, ma si è affermata nella realtà come risultato di una serie di sconfitte generate da una linea fallimentare.

Piro:Secondo me i problemi più gravi sono una dirigenza nazionale arroccata su posizioni che si sono rivelate perdenti da anni. Da Chianciano in poi abbiamo sempre seguito la stessa rotta che ha portato allo sfacelo il Partito e alla sua non rilevanza, purtroppo oggi Rifondazione è vista come qualcosa di inutile alla classe e alla società. Credo che questo sia un grosso problema che Rifondazione deve risolvere cambiando rotta o saremo finiti e su tale ambito la vecchia maggioranza sta proponendo una scorciatoia per non suicidarsi. Allo stesso tempo penso che il Partito non dovrebbe guardare solo alle elezioni ma anche puntare al proprio inserimento nella società senza aspettare le varie scadenze elettorali.

-Quali sono le cause della crisi politica, economica e morale dell’Italia e come si potrebbe superarla?

Ferrari:La causa della crisi economica è una crisi dell’intero sistema capitalistico che in Italia e in Europa ha delle caratteristiche più gravi:per ragioni storiche, per la debolezza del capitalismo italiano, per politiche sbagliate condotte per decenni da vari governi. Questo produce crisi economica e crisi sociale. Vi è secondo me anche una crisi politica derivante dal fatto che in questi anni si è cercato di restringere gli spazi democratici, come il bipolarismo o il maggioritario, meccanismi utili ad allontanare la gente dalla politica e a creare una oligarchia di partiti che applicano politiche sostanzialmente comuni. E’ chiaro che dobbiamo sconfiggere queste politiche e produrne altre che abbiano un’altra prospettiva sociale, un altro interesse di classe, un’altra concezione di economia e società e che mettano al centro la difesa della democrazia a partire dalla Costituzione ma non solo da essa.

Davolo:La crisi in cui versa l’Italia è parte di una crisi di sistema. In Italia, come in molti altri paesi dell’Unione europea, tutto questo prende la forma specifica di un gigantesco attacco alle condizioni di vita della classe lavoratrice. Il tracollo del sistema bancario è stato sanato dalla BCE attraverso il ricorso alle risorse degli Stati provocando un’ aumento esponenziale del debito pubblico. La linea dell’austerità imposta per sanare i bilanci sta trasformando il sogno dell’integrazione europea in un vero e proprio incubo nel quale tutti i diritti conquistati in decenni di lotte vengono polverizzati assieme ai posti di lavoro. Uno studio della banca d’affari Usa JP Morgan afferma candidamente che i diritti sindacali e i diritti democratici sono incompatibili con la soluzione capitalistica della crisi europea. In Italia tutto questo ha poi delle precise conseguenze. A differenza di altri paesi europei, la borghesia non ha un forte partito di riferimento e deve ricorrere alle “larghe intese” per poter sferrare i suoi attacchi. Tre partiti, ciascuno a suo modo sconfitto nelle elezioni politiche, si arroccano e costituiscono un governo la cui unica attività è sopravvivere fino alla settimana successiva. Al di sotto di tutto questo, la crisi sociale precipita e la rabbia si accumula. In Italia non c’è mai stata così poca fiducia nelle istituzioni borghesi e nei partiti tradizionali come in questo momento storico e questo, in assenza di chiari riferimenti a sinistra, ha generato il successo del Movimento 5 Stelle. Da questa crisi politica non si può uscire con la “rinascita della democrazia”, non più di quanto dalla crisi economica si possa uscire con il rilancio di politiche riformiste: sono due lati della stessa realtà. Il nostro compito non è “riavvicinare i cittadini alle istituzioni e alla politica”, bensì trasformare il sentimento certamente confuso di rifiuto e di opposizione in un movimento di massa nel quale porre con nettezza la questione del superamento di questo sistema. Dobbiamo quindi elaborare quello che Rifondazione e la sinistra oggi non hanno: un programma anti-capitalista. Le rivendicazioni più urgenti vanno avanzate in questa logica e devono porre la questione delle nazionalizzazioni delle banche e delle industrie che chiudono, licenziano o delocalizzano, la questione del controllo pubblico e della gestione democratica dell’economia.

Piro:L’attuale crisi, e viene detto poco, è una crisi di sovrapproduzione. Il capitale quando comincia a produrre merci come è successo fino a qualche anno fa va in crisi e non trova più compratori. Nel contempo è avvenuto ciò che viene definito come finanziarizzazione dell’economia, i nostri capitali si sono spostati dalla produzione alla finanza. E’ molto più facile arricchirsi con la finanza che producendo beni, questi sono due binari che per molto tempo sono andati in parallelo e quando si sono incrociati è stato il caos, le bolle finanziarie, la speculazione, l’eccessiva produzione e l’entrata in campo di altri Stati aventi diversi modi di produzione hanno causato la crisi. Una crisi che ovviamente ha colpito soprattutto le classi più povere togliendogli diritti e riducendo i salari.

-Quale potrebbe essere un esempio di Stato da cui il Partito dovrebbe prendere esempio per proporre politiche alternative a quelle di questo governo?

Ferrari:Credo che il tempo in cui si prendeva a modello uno Stato sia superato e il farlo, nel passato, ha indebolito alla fine le forze comuniste. Quello che dobbiamo fare oggi è confrontarci con esperienze nuove, come ad esempio l’America Latina, nel quale si pone il problema di rompere con il capitalismo e con il liberismo e costruire un processo di trasformazione socialista dello stato ma in forme democratiche senza degenerare nell’autoritarismo. Questo modo di affrontare in modi nuovi il capitalismo può darci delle indicazioni e delle idee che dovremo poi essere in grado di trasferire in un paese come l’Italia e anche nella stessa Europa.

Davolo:Se parliamo di Stati, oggi non esiste uno Stato che possa essere preso a modello. Uno Stato che sia in grado di garantire il benessere e il progresso sociale dovrebbe essere uno Stato fondato su organismi di potere che siano espressione diretta dei lavoratori e della maggioranza dei cittadini, con funzionari che ad ogni livello siano eletti e non nominati da ristrette cupole di potere economico, politico e militare. Tuttavia, in alcuni paesi vi sono governi che nella lotta di classe si schierano apertamente dalla parte dei lavoratori e della popolazione più debole pur non essendo ancora giunti a costruire un apparato statale differente. Mi riferisco ad alcuni governi dell’America Latina e in particolare a quello venezuelano e boliviano. Bisogna tenere sempre presente però che si tratta di paesi capitalisti dove i governi hanno promosso politiche di riforme sociali molto profonde e avanzate, ma solo sulla base del protagonismo rivoluzionario dei lavoratori, dei contadini e dei giovani di questi paesi e scontrandosi apertamente con le rispettive classi dominanti, a volte dovendo anche fare fronte a vari tentativi di colpi di Stato, come in Venezuela, o a sabotaggi dell’economia da parte delle multinazionali. Questo dimostra l’impossibilità di sviluppare una politica a favore dei lavoratori e delle masse povere senza l’abbattimento e il superamento del capitalismo.

Piro:Secondo me una cosa che Rifondazione non fa e non ha mai fatto, è stato guardare al passato studiandolo. Io penso che il Partito dovrebbe fare approfondimenti e discussioni su quello che venne definito “socialismo reale”, sul perché sono crollati questi regimi comunisti e su come si vivesse in tali paesi. Tant’è vero che in questi giorni si parla di un possibile ritorno in Russia all’URSS. Non penso vi sia un esempio da seguire ma studi che vadano fatti sulle altre realtà ma non un paese vero e proprio. L’esperienza cubana può essere una traccia, solo una traccia però. Il Venezuela, la Bolivia o anche la Cina, che ci sembra così lontana da noi, possono essere esempi.

-Cosa ne pensi del centro sinistra? Che rapporto dovrebbe avere il PRC con esso?

 Ferrari:Il problema del centro sinistra, che oggi è soprattutto il tema del Partito Democratico, è che si sia via via integrato in quelle politiche liberiste e di oligopolio, sul piano politico, di riduzione della democrazia. Quindi io credo che in questa fase quello che noi pensiamo sia giusto per i lavoratori e per la gente non sia quello che il Partito Democratico oggi tenti di portare avanti.

Davolo:La sinistra deve esprimere una rottura definitiva con il Partito Democratico, uno dei responsabili e promotori principali degli attacchi alle condizioni dei giovani e dei lavoratori di questo paese. Il nostro compito è quello di lavorare nel movimento operaio e nei conflitti perché si costruiscano le condizioni per ricomporre una sinistra degna di questa nome, fondata sui lavoratori e sui loro interessi di classe, e quindi antagonista del PD.

Piro:Il centro sinistra ormai si è venduto totalmente al capitale, basti pensare alla riforma dell’art. 138 della Costituzione, al fatto che i loro programmi e i loro discorsi, soprattutto nel PD, non hanno niente di diverso dalle politiche capitaliste. Nonostante avvolte la cultura di base sia una cultura di sinistra, anche in alcuni casi nel PD, la quale vota pensando di votare qualcosa di sinistra nonostante si stia man mano rendendosi conto della situazione però d’altra parte non hanno un soggetto di riferimento alternativo, non c’è un partito comunista che indichi la strada, che proponga un futuro diverso e che parte anche dal presupposto del potere. Credo che Rifondazione dovrebbe rimettere tra le sue priorità, forse anche come primo punto, il potere, ovvero la classe lavoratrice al potere. Questo dovrà fare il PRC nei prossimi anni, se vuole sopravvivere ma non solo se vuole diventare un partito comunista che possa portare la classe al potere.

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